“Timpone rosso”, Cassazione-bis per Barilari

Si riapre di nuovo il sipario sul maxiprocesso anti-‘ndrangheta “Timpone rosso” chiuso con sentenza definitiva della Corte di Cassazione, i cui supremi giudici nel novembre del 2015 avevano condannato i responsabili d’una decina d’omicidi avvenuti a cavallo tra la fine degli anni Novanta ed i primi anni Duemila nell’intera Piana di Sibari insaguinata da una cruenta guerra ‘ndranghetista.

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0 #1 Roma 2018-03-20 23:32
ricorso straordinario proposto nell'interesse di Barilari Maurizio è anch'esso
inammissibile, per le ragioni che seguono.
Dalla lettura sinottica dell'atto di impugnazione straordinaria e della sentenza
(27.11.2015) di questa Corte a cui lo stesso si riferisce, nella parte (pagine 42-
49) che ha pronunciato sui ricorsi ordinari degli avvocati Sisca e Salcina
giudicandoli inammissibili, emerge immediatamente che il Barilari lamenta e
prospetta - dichiaratamente - non già un errore di fatto di natura percettiva in
cui sarebbe incorsa la Corte di cassazione, ma dei pretesi errori di valutazione
che esulano completamente dal paradigma dell'art. 625-bis cod.proc.pen.,
limitandosi a riproporre, nella sostanza, i medesimi motivi di doglianza che
avevano costituito oggetto dell'impugnazione ordinaria di legittimità avverso la
sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d'assise d'appello di Catanzaro,
diretti a censurare il merito della ricostruzione dei fatti ascritti all'imputato,
l'apprezzamento del relativo materiale probatorio (rappresentato essenzialmente
dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e dai relativi elementi di riscontro)
e l'affermazione di colpevolezza del Barilari, mediante deduzioni generiche volte
a sollecitare una diversa lettura dei fatti e dei dati probatori, e che sono state
perciò ritenute inammissibili nel giudizio di legittimità.
La sentenza (qui) impugnata ha preso in esame e ha dato risposta a tutti i motivi
di ricorso (ordinario) proposti nell'interesse del Barilari, anche per quanto
riguarda le ragioni della ritenuta inammissibilità delle censure rivolte alla
mancata ammissione di prove sollecitate dalla difesa ex art. 507 del codice di
rito, o dirette a prospettare una ricostruzione alternativa dei fatti basata sugli
elementi di prova introdotti dalla difesa, una diversa valutazione della personalità
dell'imputato e dei presupposti per la confisca dei beni a lui riconducibili; ciò che
esclude in radice la sussistenza e la stessa configurabilità di una svista o errore
di percezione, in cui sarebbe incorso il giudice di legittimità, necessari a integrare
il presupposto dell'errore di fatto postulato dall'art. 625-bis cod.proc.pen, rivelando come le censure del ricorrente si risolvano in una mera - quanto
inammissibile e inconferente (in questa sede) - critica della motivazione della
sentenza che ha reso definitiva la condanna a suo carico.
4. All'inammissibilità dei ricorsi consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento
delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende della sanzione
pecuniaria che si ritiene equo quantificare nella somma di 2.000 euro ciascuno.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa
delle Ammende.
Così deciso il 26/05/2017
Citazione

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